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TOUR LETTERARIO "IL VELO DI IRSINA"

 
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Irsina vista da Londra

Irsina vista da Londra

1"Irsina vista da Londra" - Oggi [ "Il Velo di Irsina" pag. 27-28 ]

James sorrise per rassicurarlo: «Ecco, io voglio sentire che cosa il tuo paese ha da dire… Qualcosa che non sia un volantino di un’agenzia di viaggi. Raccontami di dove sei cresciuto. Di che cosa ti ha lasciato. Di com’è la vita. Io cerco questo. Non turismo. Io voglio ispirazione…».
«Va bene. Ho afferrato… Vediamo. È costruito su una roccia durissima. Mio padre mi diceva arenaria. Intorno c’è solo campagna. Di quella bassa e collinosa. Con terreni cotti dal sole che, quando non sono irrigati, si spaccano. C’è una strada che sale al paese e poi lo taglia a metà, fino alla Porta di Sant’Eufemia. Lì ha inizio il borgo vecchio: un luogo che pare essersi fermato nel tempo, come una fotografia scattata… Non so quanti anni fa. Le case sono piccole, attaccate le une alle altre, ma tutte diverse. Fatte per esigenza, non per bellezza. Lasciano giusto lo spazio a stradine che salgono e scendono in scalinate dai bordi rotti. C’è quasi sempre silenzio in giro. Se le sere sono calde, può capitare di trovare due o tre donne anziane che chiacchierano, davanti a casa, sedute su sedie di paglia che portano dentro e fuori dalle cucine. Non passa molta gente a una certa ora, a meno che si sia nel periodo delle feste. Lì sì che ci si scatena: ci sono sagre, assaggi a ogni angolo, musica fino alle quattro di notte. Arriva gente dai paesi vicini e ogni vicolo si popola di voci. Non è strano vedere gruppetti di donne dentro a garage, intente a friggere pettole in grandi pentoloni di olio bollente. Ci sono file di peperoni e pomodori secchi che si intravvedono dalle finestrelle degli scantinati e contadini, con mani dure come corteccia, che si ritrovano la sera in piazza. Poi ci sono i giovani, pronti a partire per il nord appena finita la scuola, perché giù non c’è da lavorare. Ma quegli stessi ragazzi, diventati uomini, non vedono l’ora di ritornare per Natale da mamme e nonne a raccontare com’è grande Milano e quanti piccioni ci sono in Duomo. C’è gente che si ingegna per crescere tre figli e c’è tanta, tanta, sincerità, di quella che è difficile trovare in altri posti più… Come dire… Più turistici, forse. Beh, è casa mia, il mio giudizio è probabilmente un po’ troppo di parte.»

     
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